venerdì 13 marzo 2026

Nick Tosches

Dentro la trama a incastri vertiginosi, che corre con la velocità propria di un thriller, Le triadi ha una costruzione complessa perché segue il flusso economico e l’intreccio (non relativo) tra il traffico di stupefacenti, le movimentazioni finanziarie e le forniture belliche, in quadro di allucinante corruzione che comprende istituzioni internazionali e interi governi. Fin qui nessuna novità, rispetto alle notizie di cronaca, anche se Le triadi ha modo e spazio per approfondire le triangolazioni storiche e geopolitiche visto che Nick Tosches padroneggia senza tentennamenti le differenti terminologie, a partire dalle annotazioni tecniche dovute all’associazione tra i narcotrafficanti e le speculazioni bancarie, con tutte le mostruose contabilità di riferimento, fino alle sfumature linguistiche, tra i dialetti italiani e le derivazioni cinesi, negli antichi rituali della mafia e delle triadi che si contrappongono al moderno vocabolario dell’economia globale. Un flusso frenetico e coinvolgente, a cui è impossibile resistere: si parte dalle strade di Brooklyn per finire alla deriva nel bel mezzo dell’oceano Pacifico e nella sterminata teoria di personaggi dispersi tra un emisfero e l’altro, si impone la figura di Johnny Di Pietro. È un processo che avviene per gradi, anche se è molto rapido nel suo sviluppo: all’inizio è soltanto un rappresentante della benemerita società all’interno del sindacato dei netturbini con un matrimonio ormai inaridito e un’esistenza che si trascina senza particolari scosse, il più delle volte restando ai margini e nell’ombra. L’anonimo tran tran viene ribaltato quando Johnny viene scelto dagli anziani della famiglia per gestire le novità del patto con le triadi, per il controllo mondiale della fornitura, della distribuzione e, in definitiva, del mercato degli oppiacei. Non è un affare qualsiasi, e questo, pur nel corso turbolento del romanzo, Nick Tosches lo spiega con estrema precisione, lasciando intravedere le connessioni storiche tra i principali paesi consumatori, quelli dove si è radicata la produzione, e i conflitti che li hanno coinvolti, dal Vietnam all’Afghanistan. Per Johnny è un’iniziazione continua e ininterrotta dominata dal tradimento come forma di possibilità riconosciuta e riconoscibile, dalla pseudocultura dell’omicidio e dei suoi derivati principali: paranoia e paura che imperano e determinano ogni singolo gesto pubblico o privato che sia. L’avidità è l’unico faro, la fiducia è considerata una fragilità inconfessabile anche se Johnny trova nell’amicizia con Louie Bones, un appiglio e un rinforzo per svolgere un incarico che non prevede alternative. Le incognite sono infinite, a partire dal dubbio intrinseco di essere soltanto un minuscolo ingranaggio in un meccanismo smisurato, occulto e spietato. Tra indicibili atrocità, astruse operazioni monetarie, pranzi e cene con menù impeccabili, Le triadi vede Johnny e Louie stare all’erta giorno e notte viaggiando senza sosta da New York a Hong Kong fino all’Italia. Se spiccano le cartoline da Milano e Palermo, è vero anche che, con un bicchiere in una mano e la pistola stretta nell’altra, si accorgono che “il mondo era un cavallo nero pullulante di malattie, e correva follemente verso l’inferno. Loro non stavano facendo altro che montare quel cavallo per un unico terribile momento. Solo un momento. Quel terribile momento”. Nick Tosches non ha bisogno di aggiungere altro: Le triadi non concede indugi e se l’unica certezza resta indefinita è perché arrivati alla fine, le parole non servono più.

Nessun commento:

Posta un commento