lunedì 13 aprile 2026

James Ellroy

Los Angeles, la notte, il potere e la violenza, il crimine e la politica e lo spettacolo, dopo tutto siamo a Hollywood,  e “il senso di quel momento e di quel luogo” permeano l’ossessione di James Ellroy. Le “munizioni letterarie” dei Notturni hollywoodiani, che risalgono al 1994, sono variegate, trattandosi di alcuni racconti e un romanzo breve, Dick Contino’s Blues,  anticipato da un’introduzione autobiografica. La composizione eterogenea non sfiora di un millimetro il viscerale milieu di James Ellroy: lo stile è quello sincopato, tranchant e martellante che ben conosciamo e i Notturni hollywoodiani sono connessi tra loro da molte variazioni sul tema, dallo stesso periodo storico e da una velenosa trama di ricatti e tradimenti, congetture e complotti sullo sfondo delle tenebrose notti californiane e di interminabili corse lungo un dedalo di highway e freeway. Primo tra tutti, Dick Contino’s Blues è ispirato a un personaggio reale, un funambolico fisarmonicista che riemerge dai ricordi d’infanzia di James Ellroy e viene collocato nell’epicentro di un complesso di macchinazioni e intrighi, compresa la palude asfissiante delle promesse del cinema e delle frustrazioni dello stardom system. Dick Contino alla guida si rivela altrettanto spericolato che sulle tastiere e, nel suo momento migliore, vedrà manifestarsi il destino in una prospettiva obliqua, dicendo che “era come se il mondo si fosse inclinato per facilitare una nuova comprensione del mio passato”. Il tono dei Notturni hollywoodiani è dettato dal territorio proteiforme di Los Angeles, i chioschi e gli incroci, gli isolati abbandonati e le colline, le ville e gli angoli, le luci onnipresenti e l’oscurità che cala all’improvviso. La percezione ingannatrice è quella descritta da Lee Blanchard, il protagonista di High Darktown, quando dice che “il buio era soffice e ondulato e avevo l’impressione di nuotare in un oceano di velluto”. È solo una sensazione sfuggente perché i Notturni holliwoodiani sono dominati dal caos. Il delirio può partire dall’ambiguo rapimento di una ricca matricola universitaria, Jane Mackenzie Viertel in Chiamate Axminster 6-400, o dalla scomparsa di un’altra giovanissima preda, in Conflitto d’interessi, ambita da Mickey Cohen e Howard Hughes, gli apici di una serie di “stronzi di prima categoria” che affollano i rendez-vous di James Ellroy, con una colonna sonora che via via va sfumando perché “la musica era un’elegia per un’epoca in cui l’amore costava poco”. Le femme fatale fioriscono un racconto dopo l’altro, insieme a figure che appaiono e svaniscono nel nulla di L. A., mentre inseguimenti e sparatorie, si susseguono tra un colpo di scena e l’altro. Un capitolo singolare è Vita da cani, un’insolita short story che ha come protagonista un fenomenale bull terrier che ha ereditato svariati milioni di dollari, mentre pare appropriata la conclusione con Canzone d’amore. Cominciati con lo sterminato repertorio di Dick Contino, i Notturni hollywoodiani finiscono con una ballata, Prison of Love, i cui diritti cambiano di mano, da una cantante, Lorna Kafesjian, all’altra, Maggie Cordova. A sua volta, il detective Spade Harnes insegue la canzone per ritrovare l’amore solo per accorgersi, in un cupo crepuscolo messicano, che “la musica e il movimento sono esorcismi che aiutano a mantenere il terrore in uno stato senza forma”. Nessuno si salva, nella Los Angeles di James Ellroy: dalla roulette russa come strumento di interrogatorio, e questo è il meno, alla corruzione endemica a tutti i livelli, i Notturni hollywoodiani non fanno sconti dato che “conoscere il perché nascosto dietro eventi infernali” richiede la ferrea volontà di sporcarsi l’anima, e di conoscere le proprietà curative del blues che, a queste temperature, sono indispensabili.

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