mercoledì 22 gennaio 2014

H. P. Lovercraft

Biografia di uno scrittore da quattro soldi è un piccolo libro (ottanta pagine, più o meno) che rivela moltissimo di H. P. Lovercraft e, per estensione, di tutta la letteratura fantastica. In gran parte è una sorta di diario sostenuto dagli spunti autobiografici, mentre più ci si addentra e più si prende coscienza della portata del suo lavoro. Su Danse Macabre, Stephen King lo ricordava così: “Lovercraft è stato definito uno scribacchino, descrizione che rifiuto con forza, ma che lo sia stato o non lo sia stato, e se era uno scrittore della cosiddetta letteratura (dipende dalla vostra tendenza letteraria) non importa molto in questo contesto, perché in ogni caso Lovercraft prese il suo lavoro molto sul serio. E si vede”. Il carattere popolare della scrittura di H. P. Lovercraft, e per esteso della letteratura del fantastico, godono proprio di quell’impegno che in Biografia di uno scrittore da quattro soldi viene ribadito così: “Quello che insisto a fare, è cercare di riprodurre atmosfere e sensazioni al meglio delle mie possibilità. I risultati potranno essere miseri, ma preferisco puntare a un’espressione letteraria di valore, piuttosto che accettare gli standard artificiali di una narrativa scadente”. Spulciando la Biografia di uno scrittore da quattro soldi si scopre, prima di tutto, il nucleo della letteratura fantastica secondo Lovercraft che è “un vago disagio nei confronti dell’era moderna, in modo da pensare al tempo come a un’entità mistica e portentosa, all’interno della quale si può scoprire ogni genere di meraviglia inaspettata”. La traduzione di questa percezione in scrittura avviene secondo un paio di schemi molto efficaci. Primo: “i racconti fantastici possono essere raggruppati in due categorie approssimative: quelle in cui l’orrore o la meraviglia sono legati direttamente a una condizione o un evento, e quelli che riguardano le azioni dei personaggi e la loro connessione alla condizione particolare o all’evento bizzarro”. Secondo, fondamentale assioma: “E’ l’atmosfera, e non l’azione, il più grande obiettivo della narrativa fantastica”. E’ il carattere popolare della sua scrittura quello che emerge in questa Biografia di uno scrittore da quattro soldi, sottolineato in modo ironico anche dal titolo (quanto mai appropriato) perché poi “ci sarà sempre una piccola percentuale di persone che brucerà di curiosità per lo spazio esterno inesplorato, che desidererà ardentemente di scappare da quella prigione chiamata realtà sconosciuta. La meta di questi viaggi sono le terre incantate, piene di avventure incredibili e infinite possibilità, che i sogni aprono a noi, o che sono evocate, per un secondo, dalla visione di foreste impenetrabili, torri singolari o tramonti fiammeggianti”. La sua influenza è enorme, palese e cruciale: basta scorrere l’elenco di note e soggetti appena accennati in coda alla Biografia di uno scrittore da quattro soldi per trovare una mezza dozzina di trame di altrettanti romanzi di Stephen King, per dire quanto il suo miglior allievo abbia imparato dal maestro.

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