Un mondo di bellezza e orrore è infestato da una torma di personaggi abietti come si è visto spesso nei romanzi di James Lee Burke con la differenza che sembrano concatenati a più livelli, spesso invisibili o incomprensibili. Sono presenti tutti i caratteri che attecchiscono spontaneamente attorno a Robicheaux: l’amico d’infanzia (Jerry Carlucci), il tuttofare misterioso (Boone Hendrix), il mafioso in trasferta dal New Jersey (Sidney Ludlow) con relativo figlio, un poliziotto razzista e corrotto (Lloyd D’Anjou), killer e mercenari assortiti, che combattono per aprire un casinò in un terreno infestato dagli spettri del passato e dall’inquinamento del presente. L’ambivalenza e il doppio gioco, diffusi come la nebbia sul bayou, sono soltanto l’inizio: ogni ostacolo deve essere abbattuto e non c’è via di scampo. Su questo siamo più o meno nell’ordinaria amministrazione, ma nell’occasione per Dave Robicheaux vale la pena di notare che “ci sono due lati nella razza umana. Una vuole restare nel giardino dell’Eden, prima che tutto vada a rotoli. E poi ci sono quelli che non si lascerebbero sfuggire l’occasione di lavorare ad Auschwitz”. La distinzione in Un mondo di bellezza e orrore è portata all’ennesima potenza perché torturatori e massacratori di gente inerme e innocente indossano una maschera per mimetizzarsi nell’ambiguità e nell’ipocrisia tanto che portano Streak alias James Lee Burke a chiedersi: “Chi avrebbe mai pensato che una tale complessità sarebbe piombata su di noi?”, e la risposta è una sorta di mantra che ormai conosciamo bene. È come trovarsi a casa e nello stesso tempo sentirsi preda dell’incertezza, perché ci sono troppi esseri che hanno poco di umano a popolare i panorami da New Iberia a New Orleans, nel Golfo e in tutti i dintorni, dove “le giornate si erano accorciate, l’aria umida odorava di pietra e di gusci di pecan ammuffiti nel terreno sotto gli alberi; l’ultimo sole era come un fuoco freddo che ardeva luminoso dentro le nuvole”. Robicheaux vorrebbe godersi i colori e gli aromi della Louisiana, ma viene coinvolto suo malgrado quando recapitano nella sua proprietà il cadavere di una ragazza e così Un mondo di bellezza e orrore comincia con un classico incipit di James Lee Burke e poche novità, se non l’ingresso nel cast di Valerie Benoit, nuova detective al comando di Helen Soileau e partner di Streak. Avrà un ruolo importante in cambio della regolamentare dose di dolore, ma va da sé che il suo vero socio resta l’indistruttibile Clete Purcel: il confronto tra i due continua a generare elettricità statica, sono inamovibili sulle rispettive posizioni, ma insieme formano una coppia inarrestabile. I loro spigoli si oppongono, ma si completano: a volte uno frena l’altro, e comunque si spalleggiano sempre. Dovranno salvare Alafair, che è ancora al centro dell’attenzione, e scontrarsi con un caos dove i distinguo morali sono destinati ad affondare uno dopo l’altro. Davanti a un catalogo di brutture sadiche e insensate che pare non avere mai fine, Clete Purcel e Dave Robicheaux devono confrontarsi in maniera drastica, ma con una serie di restrizioni per convincersi che sono dalla parte dei buoni, “perché nelle nostre ore più buie possiamo trovare conforto nel sapere che condividiamo ciò che di meglio c’è nella famiglia umana”. D’altra parte, sanno benissimo che fanno parte dello stesso humus maledetto e che il loro dito sul grilletto vale quanto quello dei nemici brutti & cattivi. Lo scontro è senza esclusione di colpi: appaiono armi della seconda guerra mondiale, l’MG 42 e il Thompson, roba da collezionisti, e persino un elicottero Huey con tanto di mitragliatrici e lanciafiamme, residuati del Vietnam o meglio di Shitsville. Un grande affresco in cui sfilano fantasmi di ogni epoca e di ogni conflitto americano, dalla guerra di secessione in poi, che James Lee Burke evoca con una colonna sonora selezionata che va dagli yodel di Jimmie Rodgers alla versione di The Night They Drove Old Dixie Down di Joan Baez.

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